MAURIZIO GIAMMARCO – Profilo di una carriera

Maurizio Giammarco, sassofonista, compositore, arrangiatore, didatta, nasce nel 1952 a Pavia, dove il padre si trova momentaneamente per lavoro, ma cresce e vive a Roma dove la famiglia, dopo diversi spostamenti, si stabilisce in via definitiva. Neanche teenager, memorizza ogni nota di un disco di Ellington e della Rhapsody In Blue di Gershwin, dischi che si trovano in casa (gli altri tipi di musica lo lasciano del tutto indifferente). Comincia così a coltivare, grazie al graduale acquisto di dischi e all’ascolto di concerti dal vivo (il suo primo sarà ancora il Duca nel ’66 al Sistina), una crescente e poi travolgente passione per il Jazz (a partire dal jazz tradizionale e da Armstrong) che poi lo porterà, quattordicenne, a dedicarsi al sassofono.

Sul finire degli anni ’60, a Montesacro, comincia a far pratica con un nucleo di musicisti del quartiere. Questo nucleo confluirà poi nei Blue Morning, fra i primi gruppi italiani di rock progressivo orientati verso il jazz (al rock si è intanto accostato per ovvii motivi generazionali). In questo gruppo militano fra gli altri il pianista Billy Ward (già con i Folkstudio Singers e probabilmente il primo ha usare il Fender Rhodes in Italia), il percussionista Alfredo Minotti, e nell’ultimo periodo Roberto Ciotti, poi dedicatosi completamente al blues. Con gli ultimi due Maurizio registra il suo primo disco nel ’72. E’ l’epoca in cui decide, in modo definitivo, di intraprendere la professione di musicista, anche perché le assidue frequentazioni del Folkstudio (allora unico punto d’incontro dell’underground romano) lo introducono velocemente nell’ambiente del free jazz romano, capitanato da Mario Schiano, e lo portano successivamente a frequentare il corso sperimentale di Jazz tenuto da Giorgio Gaslini a S.Cecilia (73) insieme ai “giovani leoni” della scena jazzistica romana (fra gli altri i compianti Massimo Urbani e Danilo Terenzi). Sono anni di gran fermento e militanza artistica dove, grazie ai primi piccoli ma storici festivals autogestiti, arrivano le prime esibizioni e registrazioni di jazz (vedi discografia), ma anche studi d’armonia col compositore Gino Marinuzzi, e le prime esperienze di musica originale con Suonosfera (1974: Tony Ackerman, Eugenio Colombo, Michele Iannaccone, Nicola Raffone, Alvise Sacchi) un gruppo sperimentale di grande interesse, davvero precursore della trasversalità, rimasto purtroppo non documentato.

Dopo queste prime esperienze, Maurizio avverte la puntuale urgenza di approfondire la materia (all’epoca non esisteva alcun tipo di scuola di jazz), e nel 1975 si reca negli USA (secondo di diversi viaggi in quel paese: vi si era già recato nel ’72 per seguire un eccezionale Newport Jazz Festival per la prima volta a New York) dove studia al Creative Music Studio di Karl Berger a Woodstock, e si perfeziona col leggendario didatta di sassofono Joe Allard a New Jork, città dove non passa serata senza ascoltare il meglio della scena jazzistica del momento. Tornato in patria è tra i fondatori della Scuola Di Musica del Testaccio, e si esibisce nei primi festivals importanti (Sanremo, Pescara nel ‘76) come leader del primo di tanti suoi futuri gruppi: un Quartetto senza piano con Tommaso Vittorini al sax, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto; formazione in seguito allargata a Quintetto con l’aggiunta di Giancarlo Maurino al contralto e un giovanissimo Danilo Rea al piano (‘77-’78).

Gli ultimi anni Settanta sono importantissimi perchè densi di incontri importanti e trasversali. Mentre, come sideman, partecipa a importanti sperimentazioni di “folk progressivo” prima col Canzoniere del Lazio e poi con i Carnascialia di Pasquale Minieri (una collaborazione che si protrae dal ’76 al ’79), Maurizio suona al contempo con importanti, e assai diversi jazzisti come Chet Baker, Enrico Pieranunzi, il Grande Elenco Musicisti di Tommaso Vittorini, e Lester Bowie. Quest’ultimo, durante un’altra full immersion newyorkese, lo invita a suonare nella sua Sho-Nuff 60 Pieces Orchestra in due memorabili concerti tenuti al Simphony Space di Harlem il 17 febbraio del ‘79. Unico europeo in loco, si trova a suonare a fianco della crema dell’AACM di allora: l’Art Ensemble of Chicago al completo, Philip Wilson, David Murray, Jack De Johnette, Anthony Braxton, Olu Dara, Julius Hemphill per citarne solo alcuni.

Gli anni Ottanta cominciano molto bene grazie alla collaborazione con Chet, col quale effettua una tournee europea, e grazie alla formazione di un suo Trio (primo di molti che verranno a seguire) con Furio Di Castri e Roberto Gatto. Nello stesso tempo collabora con Giovanni Tommaso (anche lui frequentato sporadicamente già dagli anni Settanta) entrando nel suo New Perigeo, e inizia una parallela attività più professionale che lo vede coinvolto in alcune tournee pop e trasmissioni televisive.

Dall’83 in poi, tuttavia, Maurizio si concentra fondamentalmente sui propri progetti, dando inizio a un periodo di grande produttività, grazie anche al forte scambio artistico che lega il nucleo di eccellenti musicisti e amici, inseparabili compagni di tante avventure a venire, col quale sta lavorando. In quell’anno infatti registra il primo disco a suo nome (Precisione della Notte) con un Quartetto composto ancora da Di Castri, Gatto e Danilo Rea al piano. Lavoro dal quale scaturirà poi l’esperienza centrale di tutto il periodo: il quintetto Lingomania, attivo dall’84 all’89 con diversi cambiamenti d’organico (in vari periodi vi suonano il trombettista Flavio Boltro, il chitarrista Umberto Fiorentino, i bassisti Di Castri e Pietropaoli, i pianisti Sabatini e Rea, e i batteristi Gatto e D’Anna) che nel corso di un lustro viene votato miglior gruppo italiano nei referendum di Musica Jazz dell’84,’85,’87 e di Guitar Club nell’88 e’89. Di questi anni è anche un’importante lavoro con l’Orchestra dell’Opera di Cagliari (‘86) per la quale Maurizio arrangia in chiave sinfonica alcune composizioni di Enrico Rava. A uno di questi due concerti partecipa anche il sassofonista Dave Liebman, già figura di riferimento, che Maurizio ha modo di conoscere approfonditamente e in futuro ospitare di tanti concerti. Ancora, nel 1988 Maurizio registra un importante disco a suo nome con Peter Erskine, Marc Johnson e Danilo Rea al piano (Hornitology).

Con lo scioglimento di Lingomania si apre un decennio difficile (anche per motivi personali): quello dei Novanta. Sono tuttavia moltissime le esperienze, sia come leader che freelance, che si avvicendano in questo periodo. Vanno almeno ricordati il Trio con Paolino Dalla Porta e Manu Roche (’89,’90), poi diventato Day After Band con l’aggiunta del chitarrista Dario Lapenna (’91,’92, ascoltabile sull’importante CD Saurian Lexicon); l’Heart Quartet con Mauro Grossi, Piero Leveratto e Andrea Melani, che dal ’93 al ’97 ha rappresentato il lavoro più importante e continuativo del decennio; un altro Trio con Dario Deidda e Amedeo Ariano; un progetto particolare in quintetto con Paolo Fresu e una sezione d’archi dedicato alla musica napoletana (Naples in Jazz).

Nasce infine nel 1999 un altro importante quartetto diretto insieme al grande pianista americano Phil Markowitz (con Piero Leveratto e Fabrizio Sferra) responsabile di una importantissima registrazione (“7 plus 8”) che esprime un jazz contemporaneo decisamente colto e raffinato, grazie anche alle composizioni dei due leaders.

I progetti successivi portano Maurizio sempre più al cuore della propria identità artistica, verso una più consapevole elaborazione del proprio vissuto musicale. Nasce così, all’inizio del 2000, il quintetto Megatones (dove il leader concentra la summa di tutte le proprie aspirazioni compositive muovendosi verso orizzonti sonori di trasversale originalità), e il trio Tricycles (con Daro Deidda e John Arnold), di concezione assai moderna, dove elettronica e loops coadiuvano la pianificazione fondamentalmente estemporanea dei concerti. All’inizio del decennio vi è anche un breve sodalizio col virtuoso del contrabbasso Miroslav Vitous, mentre continuano ormai da anni, anche se sporadicamente, le avventurose performances multimediali con l’amico scultore “sonoro” Claudio Palmieri (Hardware–Saxsculture), come anche le performances di Sax Solo, eseguite in spazi come la Galleria comunale d’Arte Moderna e il Palazzo Delle Esposizioni di Roma.

Nel 2005 Maurizio viene invitato dalla Fondazione Musica Per Roma a dirigere la Parco Della Musica Jazz Orchestra (PMJO), un’ orchestra che sarà residente presso l’ Auditorium di Roma per cinque anni, suonando dentro e fuori sede, e anche all’estero (Spagna, Francia, Germania, Argentina). La PMJO mette in cantiere una notevole quantità di progetti orchestrali (vedi scheda in altra parte del sito), con decine di arrangiamenti ad hoc, e decine di collaborazioni internazionali con artisti del calibro di Martial Solal, Kenny Wheeler, Uri Caine, Maria Schneider, Bill Holman, Karl Berger, Mike Stern, David Fiuczynski, Nuen Lee, Bob Brookmeyer, Mike Gibbs, George Lewis, Riccardo Del Fra e altri ancora. La PMJO, fra le varie registrazioni, ha anche prodotto l’importante doppio CD “Open On Sunday”.

Dal 2011 Maurizio ha intensificato la sua attività didattica collaborando con alcuni conservatori ma soprattutto con la Fondazione Siena Jazz (e i suoi seminari estivi) e la Saint Louis Music School di Roma. Nello stesso anno registra “Light and Shades”, un bellissimo disco con Vic Juris, Jay Anderson e Adam Nussbaum.

Gli attuali progetti vedono Giammarco coinvolto in una reunion di Lingomania (il disco Lingosphere è uscito nel 2017) e alla testa del trio Syncotribe, con Luca Mannutza e Enrico Morello, che si ascolta nel nuovo cd: So To Speak.

Fra i tanti musicisti con i quali Giammarco ha suonato e/o registrato si ricordano i trombettisti: Chet Baker, Lester Bowie, Kenny Wheeler, Jon Faddis, Conte Candoli, Franco Ambrosetti, Enrico Rava, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Tom Harrell, Alex Sipiagin. I batteristi: Aldo Romano, Manhu Roche, Marvin Smith, Ron Vincent, Peter Erskine, Billy Cobham, Daniel Humair, Joe La Barbera, Danny Gottlieb, Sangoma Everett, Kim Plainfield, Adam Nussbaum, Bill Stewart, Gene Jackson. I bassisti: Marc Dresser, Harvie Swartz, Marc Johnson, Dean Johnson, Peter Washington, Riccardo Del Fra, Lincoln Goines, Jay Anderson, Paolino Dalla Porta, Miroslav Vitous. I pianisti: Phil Markowitz, Phil De Greg, George Gruntz, Mike Melillo, Art Lande. I chitarristi: Joe Diorio, Mike Stern, David Fiuczynski, Nuen Lee, Vic Juris. E ancora Dave Liebman, Phil Woods, Toots Thielemans, Joe Bowie e praticamente quasi tutti i musicisti italiani più importanti.

Maurizio Giammarco si è esibito nei maggiori festivals internazionali italiani e in molti esteri (Umbria Jazz, Paris, Montpellier, Le Mans, Mastricht, North Carolina, Malta), e ha effettuato tours in Germania, Belgio, Francia, Africa, India, Turchia e Stati Uniti. Ha partecipato come solista in dischi, programmi televisivi e tournee di musica leggera (Fiorella Mannoia dal ’99 al 2004, Mina, Cocciante, Nada, Avanzi Sound Machine). Ha svolto e svolge attività didattica di vario tipo e si è cimentato in produzioni discografiche e concertistiche. Ha composto musica per teatro (Daniele Formica, Renato Carpentieri, Massimo Lanzetta), danza (Roberta Garrison), films (Nudo di Donna, Giocare D’azzardo, Fuori Dal Giorno) e CD ROMS (la produzione RAI L’Alba della Repubblica ha vinto il premio inglese B.I.M.’99 come miglior CD Rom del settore educational). E’ stato tra i promotori dell’AMJ, Associazione Nazionale Musicisti di Jazz, ricoprendone l’incarico di vicepresidente nel ’93 e presidente nel ’94; ed è stato direttore artistico della rassegna estiva Termoli Jazz Podium per sei edizioni. Il suo nome compare nella Biographical Encyclopedia Of Jazz di Leonard Feather e Ira Gitler.

E’ inoltre autore del libro Sonny Rollins, lo Zen e l’arte della manutenzione del sax, edito da Nuovi Equilibri, Stampa Alternativa nel Nov. ’97, scritto in omaggio a una delle sue massime e perenni fonti di ispirazione; e di un libro di sue composizioni e trascrizioni edito da Carish.